l’Italia in seconda classe di Paolo Rumiz

A cura di Matilde Maffei.

Questo é un libro di treni. Parla di treni, viaggia sui treni, fa provare emozioni ai treni. E’ un bellissimo omaggio e un tributo e anche un atto di fedeltà al viaggio in sè per sè e al treno.
E’ schierato, ovviamente, anche se in quest’ Italia sembra ormai un reato, essere schierati. E’ di parte direi alquanto a sinistra (in fondo è il binario dove sferragliano i treni, quello sinistro), e vuole, non solo descrivere i viaggi nei treni patrii, ma anche analizzare a fondo la situazione dei mostri trasporti pubblici (su rotaia, molto “proletari”).
Questa specie di reportage ramingo è il resoconto di un viaggio che Paolo Rumiz (giornalista, scrive anche su “Repubblica”) e il misterioso personaggio 740, (misterioso solo fino a metà del libro, poi la sua identità viene svelata da un’incanto viaggiatrice, io l’ho riconosciuto subito), hanno affrontato nel 2002 con uno scopo preciso: percorrere 7000Km e rotti sulle ferrovie italiane, tanti Km quanti sono quelli della Transiberiana.
Tutti su rotaia, ma a volte il sistema è più forte e spietato di loro e devono cedere il passo al mezzo gommato.
Naturalmente non sugli ovattati Eurostar, così (radical) chic, ma sui regionali, addirittura anche su una vecchia locomotiva a vapore, proprio nella zona di Siena.
E allora si parte: dalla Sardegna, con la sua linea che si abbraccia sui monti, la più alta d’ Europa (che è sulla massicciata? “Vacche sono”), e poi in Sicilia e in Calabria, con i treni pieni di donne belle e mediterranee, e Napoli con i suoi mariuoli e il mare al lato del vagone.
Salgono sempre più su questi treni, ma seppure cambiano i paesaggi, l’atmosfera fuori dai finestrini è più o meno uguale in tutta Italia: stazioni impresenziate (cioè deserte, senza personale), treni scassati e scarsa o addirittura assente manutenzione dei binari. Da questo libro traspare quanto poco gli Italiani amino i treni, e quanto si lascino passare addosso di tutto e di più, anche che i ferrovieri sono rimasti soli a combattere nel vento un nemico invisibile, ma che in fondo ha un nome: privatizzazione e smantellamento dello stato. E’ qui l’attacco, la sfida lanciata: non lasciamo mercificare a quei signori-padroni anche il diritto che abbiamo a muoverci, non diventiamo clienti anche nel viaggio, resistiamo agli affronti sfacciati che ci fanno. Chi rimane a difendere il servizio pubblico? Chi difende il viaggio? Come potrebbe adesso Goethe visitare il paese dei limoni? Forse le sue guardie del corpo sarebbero i forti sindacalisti dell’ ORSA. Ma è anche possibile che ormai a difendere la “poeticità” del viaggiatorenon sia rimasto più nessuno.

Questo libro descrive esattamente quello che ho sempre voluto fare e che spero farò un giorno: visitare l’Italia in treno.
Io adoro il treno, mi piacciono il suo odore, il suo rumore, il suo passo, tutto il suo essere mi affascinano.
A volte tornando a casa non vorrei scendere dal treno ma continuare e vedere dove sarei capace di arrivare.
Attraverso questo libro si respira l’amore per i treni e vi sono riportati in pratica tutti i pensieri e le riflessioni che ho sempre fatto sui treni, il viaggio e la piratizzazione.
Ed è molto appagante trovare su carta stampata, pubblicata a diffusa le stesse considerazioni che fai proprio tu. E’ bello per me in questo periodo in cui mi sembra di essere straniero in patria, un alieno disprezzato, trovare qualcuno che pensa come me, che ha le stesse idee.
E’ confortante, e anche commovente, perchè ti dà la forza di continuare a lottare e a sperare.
So che sembra banale ma lo consiglio a tutti.

PS. Anche se per capire chi è 740 e che diavolo sia questo numero/sigla.




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